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  • Immagine del redattoreJisei Do Lissone

Burgos | Spagna 7-8 aprile 2024

Aggiornamento: 12 apr


Tornare a Burgos, è sempre una grande emozione oltre che un piacere. Andarci con Armando e Franca, compagni di pratica allegri e simpatici attraverso una lunga galoppata in auto di 1.500 km., passando da Le Fousseret (Toulouse), dalla casa del Maestro, per percorrere poi anche in sua compagnia gli ultimi 500 km., è stato stimolante e ricco di spunti di riflessione sulla vita e sulla “pratica”.

Il lungo cammino percorso per raggiungere il centro Ananko degli amici Fernando e Rosa, ha fatto parte dello stage perché mi ha dato il tempo di pensare e di riflettere su presente e futuro.

Ho sempre ritenuto importanti questi momenti di “vuoto” considerandoli come parte integrante della mia pratica. E’ un “vuoto” fatto anche di lunghi silenzi che per esercitare la sua funzione, non deve essere necessariamente riempito (Zazen), ma accettato come tale.

I giapponesi lo definiscono con il termine “MA”. Il concetto di “MA” viene rappresentato con il pittogramma di un sole compreso all’interno di un portale. Con “MA” possiamo indicare quindi uno spazio ( la mente va ai trattati sull’architettura organica di Frank. L. Wright riferita al principio secondo il quale il valore di un vaso non risiede tanto nella sua forma esterna quanto nella sua capacità di contenere, cioè nel suo vuoto), un periodo, un intervallo, una sospensione o una pausa.

E’ un concetto sfuggente ma in qualche modo onnipervasivo che definisce anche alcune importanti attitudini nel campo delle arti marziali (che in Giappone sono un luogo di disciplina etico-corporale piuttosto che ginnico) laddove si chiarisce il giusto approccio rispetto all’avversario e si favorisce un rapporto diretto e sottile con la percezione del proprio corpo e dei propri sensi ed emozioni.

Lo stage diretto come sempre con passione da Sensei Tokitsu è stato pervaso da questi principi: sentire il proprio corpo, percepirne i percorsi energetici, stimolarne le funzioni muscolari profonde per poi poterne misurare il livello in relazione a quello dell’avversario.

Il Maestro ci ha guidati nel tempo fra due momenti (attesa e attacco), nel “prima di dopo”, nella relazione tra noi e gli altri, attraverso movimenti e posture il cui obiettivo ultimo, al di là dell’efficacia marziale, è quello di stare bene e vivere con consapevolezza, come attori e non spettatori, la nostra esistenza.

E’ una “Via” faticosa ma al tempo stesso affascinante che per dare i suoi frutti ci impone perseveranza, costanza e dedizione nella pratica.

Il ritorno a casa dopo uno stage così ricco di spunti e di qualità è sempre un po' triste, specie se al lavoro sul tatami, si sono associati momenti di convivialità genuini e spontanei.

Si ritorna alla “normalità” e alla ricerca personale, nell’attesa di ritrovarsi ancora.



Un po' di relax durante il viaggio.

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