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  • Jisei Do Lissone

Lunedì 15 novembre 2011

IL SILENZIO - LA MEDITAZIONE


L’ascolto di se stessi inizia con il coraggio di fermarsi, di fare il vuoto, di fare spazio e godere di quel silenzio che pian piano viene riempito da piccoli e grandi segnali che noi stessi ci inviamo e che siamo invitati a cogliere.


Rallentare , ascoltare, respirare lentamente…. Per fare questo non è necessario andare in oriente, è sufficiente sedersi, incrociare le gambe e concentrare la nostra attenzione su postura e respirazione. Avvolti dal silenzio rientreremo in contatto con la nostra natura più profonda. Il silenzio precede la nostra nascita, il silenzio segue la nostra morte. Stare in silenzio significa confrontarsi, nel proprio intimo, con l’origine e l’essenza della natura umana.


Lo Zazen è un buon metodo per comprendere. Ci si siede su un cuscino (zafu) con le gambe incrociate, nella posizione del loto, del mezzo loto o più semplicemente in ginocchio. Il bacino è teso in avanti, come se un filo ci tirasse in avanti all’altezza dell’ombelico, facendo al tempo stesso spingere la colonna vertebrale verso l’alto e l’occipite, la testa verso il cielo. Il mento preme leggermente verso lo sterno, la nuca è distesa verso l’alto e le spalle, rilassate, cadono dolcemente e naturalmente verso terra. La punta della lingua è in leggero contatto con la radice degli incisivi, gli occhi aperti posano lo sguardo circa un metro davanti a noi, verso il pavimento. La mano destra raccoglie la sinistra con i palmi rivolti verso l’alto. i pollici sono in dolce contatto e leggera tensione come se l’uno si prolungasse nell’altro. Le due mani, così sovrapposte poggiano sulle cosce con i mignoli in contatto con la parte bassa dell’addome.


Si creano così le condizioni per l’immobilità totale; seduti in questa posizione, ci si concentra unicamente sul respiro. All’inizio, per abituarci al ritmo, ma anche per svuotare la testa da inutili pensieri, inspirando contiamo lentamente da 1 a 3 e immaginiamo di toccare con l’ombelico la colonna vertebrale (svuotiamo l’addome appiattendolo e facciamo risalire l’inspiro verso l’alto, respirazione addominale passiva, tipica delle arti marziali), espirando contiamo da 1 a 6 e facciamo scender il respiro, sempre molto lentamente, verso l’addome gonfiandolo e riempendolo con gradualità di forza.


La fase di espiro dura il doppio di quella di inspiro. In entrambi i casi avviene tutto attraverso il naso con la bocca atteggiata in un semplice abbozzato sorriso. La respirazione diventa così, via via, sempre più lenta, calma, profonda e silenziosa. I Maestri dicono che se avessimo vicino al naso una candela accesa, la fiamma non si dovrebbe muovere, tanto il respiro deve diventare impalpabile e impercettibile. In fase di inspiro risvegliamo la mente, in quella di espiro allontaniamo le tensioni i dolori, sia fisici che morali.


Ogni dettaglio della postura ha un significato profondo; le parti del corpo sono interdipendenti e si influenzano tra di loro. Grazie all’estrema stabilità della postura, si può restare a lungo immobili. È in questo modo che l’uomo smette di agire e si lascia pervadere dalla vita del Cosmo.



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